Comunque, a margine della grande mano di aiuto, stavo riflettendo sempre sull'affidabilità di questa opzione.
Alla fine, qualcuno potrebbe essere sempre tentato ad inserire più volte il questionario, utilizzando diverse e-mail (senza troppe difficoltà, mi vengono in mente le e-mail automatiche che durano 10 minuti).
Questo non è per essere petulante, ma perché devo giustificare sempre i pro e i contro nella fase di raccolta dati.
Credo che da questo punto di vista rimanga sempre più sicura come modalità l'inserimento delle e-mail dei partecipanti da parte del ricercatore.
Che ne pensi, proprio da un punto di vista più strettamente metodologico?
Non so che tipo di indagine è la tua, ma nella mia esperienza non è che la gente si scapicolla per rispondere a un questionario, figurati se si mette a perdere tempo a crearsi finte email pur di compilare più volte il questionario.
Se riesci a ottenere dalle associazioni elenchi di persone con relative email, sicuramente ti conviene definire i partecipanti con questi elenchi, e poi inviare gli inviti in maniera massiva. Magari nella lettera di invito dovresti specificare che l'email ti è stata fornita dall'associazione tal dei tali e dal responsbile tal dei tali, tutte informazioni che puoi mettere come attributi aggiuntivi della lista dei partecipanti e presentare nella mail di invito. Ti rinnovo però l'invito a studiarti bene questa parte o vederti il webinar dedicato
Ma infatti mi trovi d'accordo. La mia vera preoccupazione era data più dalla possibilità di errore umano che altro.
Anche se nel mio caso, cerco anche di capire che clima organizzativo si respiri. Diciamo che mi stavo prefigurando uno scenario in cui, per far emergere una criticità, qualcuno fosse tentato da questa opzione.
Ma comunque hai ragione, nessuno si metterebbe a perdere troppo tempo. La mia era pura speculazione.
Qualora decidessi di optare per l'inserimento diretto dei partecipanti, e l'ufficio privacy me lo lasciasse fare, sicuramente prenderò come riferimento la tua lezione.